La sicurezza nei luoghi di lavoro con atmosfere potenzialmente esplosive è un tema cruciale. La corretta classificazione delle Zone ATEX rappresenta il primo passo per tutelare lavoratori, impianti e continuità produttiva.
Le Zone ATEX sono aree in cui può formarsi un’atmosfera esplosiva, ossia una miscela di aria e sostanze infiammabili (gas, vapori, nebbie o polveri) che, in presenza di una sorgente di innesco, può provocare un’esplosione. Il rischio dipende dalla probabilità di formazione e dalla durata dell’atmosfera esplosiva.
Il quadro normativo di riferimento è definito da:
Direttiva 2014/34/UE (ATEX 114): requisiti per apparecchiature e sistemi di protezione.
Direttiva 99/92/CE (ATEX 137), recepita dal D.Lgs. 81/08 – Titolo XI: tutela della salute e sicurezza dei lavoratori.
Il datore di lavoro è obbligato a effettuare la Valutazione del Rischio Esplosione (VRE), classificare le aree, adottare misure tecniche e organizzative e redigere il Documento di Protezione contro le Esplosioni (DPCE).
Le Zone ATEX si distinguono in base al tipo di sostanza:
Gas/vapori/nebbie:
Zona 0: presenza continua o frequente
Zona 1: presenza occasionale
Zona 2: presenza rara e solo in caso di guasto
Polveri combustibili:
Zona 20, 21, 22, con criteri analoghi
Le polveri presentano rischi aggiuntivi legati alla stratificazione, mentre i gas possono diffondersi rapidamente: per questo l’analisi deve essere specifica.
La classificazione avviene tramite:
analisi delle sorgenti di emissione,
valutazione della ventilazione,
applicazione delle norme EN 60079-10-1 (gas) ed EN 60079-10-2 (polveri).
Le apparecchiature devono essere idonee alla zona classificata (Categorie 1, 2 o 3 – G/D). Non esiste autocertificazione delle Zone ATEX da parte del datore di lavoro: la responsabilità resta sempre sua.
Una classificazione corretta, aggiornata e supportata da professionisti qualificati è essenziale per prevenire esplosioni, evitare errori e garantire la conformità normativa.