Fibra a fibra: il nodo del riciclo tessile

redatto da Replanet Magazine – vai al sito | https://www.mdpi.com/2071-1050/17/5/1931

Portare il riciclo tessile al 10% entro il 2035 ridurrebbe 440.000 tonnellate CO₂ l’anno e risparmierebbe 8,8 mld m³ d’acqua.

Il settore tessile è tra i più impattanti in Europa in termini di consumo energetico, idrico ed emissioni climalteranti. Di fronte alla crescente pressione normativa e sociale, il riciclo fibra-fibra emerge come una strategia promettente per ridurre l’impatto ambientale.

Diversamente dal downcycling, che destina i tessuti a usi di minor valore, il riciclo textile-to-textile, come viene spesso definito a livello tecnico, mira a rigenerare fibre adatte alla produzione di nuovi capi, mantenendo (o migliorando) la qualità. Se implementato su scala industriale, questo modello circolare consentirebbe di abbattere il consumo di risorse primarie, le emissioni e l’uso di acqua dolce.

A confermarne il potenziale è lo studio scientifico realizzato dai ricercatori dell’Istituto svedese di ricerca ambientale IVL che afferma che portare il riciclo tessile dall’1% al 10% entro il 2035 ridurrebbe annualmente circa 440.000 tonnellate di CO₂ equivalente e risparmierebbe 8,8 miliardi di metri cubi d’acqua.

I risultati della ricerca

Lo studio si basa su una life cycle assessment di tipo conseguenziale (CLCA), che valuta non solo l’impatto diretto del riciclo tessile, ma anche le sue ripercussioni sistemiche su mercati, comportamenti e struttura energetica. Rispetto alle LCA convenzionali, la CLCA permette infatti di simulare scenari realistici legati all’adozione su larga scala del riciclo in Europa.

Gli autori ipotizzano il trattamento di 585.000 tonnellate di tessuti l’anno, pari al 10% del flusso tessile europeo. L’analisi di Monte Carlo, utilizzata per valutare incertezza e sensibilità, mostra con oltre il 90% di affidabilità che il riciclo fibra-fibra riduce significativamente l’impatto climatico e, quasi sempre, l’impronta idrica.

In termini climatici, il riciclo su scala industriale genera in media una riduzione di 0,45 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, con un intervallo tra -2,8 e +0,9 milioni. Il 92% delle simulazioni conferma un beneficio ambientale, mentre l’8% indica un possibile peggioramento. Considerando che il tessile rappresenta il 3-4% delle emissioni UE basate sui consumi (circa 94–128 milioni di tonnellate), la riduzione media corrisponde a un taglio dello 0,35–0,5%.

I maggiori benefici derivano dalla minore produzione di fibre vergini e dalla riduzione di incenerimento e discarica, mentre le fasi di raccolta e selezione hanno un impatto ambientale contenuto. Risultati simili in altri settori (es. carta da macero, scorie metallurgiche) confermano l’efficacia dei meccanismi osservati, pur evidenziando la necessità di ulteriori studi a causa di variabili critiche come il tasso di sostituzione e il mix energetico.

Per l’impronta idrica, il riciclo comporta una riduzione media di 8,8 miliardi di m³ equivalenti mondiali (range: -32 a +5 miliardi), con una probabilità di miglioramento prossima al 100% e rischio di peggioramento pari solo allo 0,24%. Su una stima complessiva di 270 miliardi di m³ legati al consumo tessile nell’UE, il beneficio rappresenta un taglio del 3,3%.

Il principale beneficio deriverebbe dalla riduzione della produzione di fibre primarie, responsabile della maggior parte del consumo idrico. Le fasi di raccolta, selezione e riciclo, invece, hanno un impatto minore, vista la minore intensità idrica rispetto alla coltivazione di fibre naturali come il cotone. Come per l’impatto climatico l’analisi in settori affini confermano che la riduzione della produzione primaria è la leva ambientale più efficace anche su questo fronte.

Le analisi di sensibilità condotte nello studio mettono in luce alcuni parametri chiave che incidono in modo significativo sui risultati finali. Tra questi, il tasso di sostituzione delle fibre vergini con quelle riciclate gioca un ruolo centrale, così come l’impatto ambientale evitato grazie alla riduzione della produzione di fibre primarie, sia in termini di emissioni climalteranti che di deprivazione idrica. Anche l’impatto climatico associato ai processi di riciclo stessi rappresenta una variabile rilevante. Inoltre, per le proiezioni legate al cambiamento climatico, un elemento determinante è il grado di decarbonizzazione dei sistemi energetici europei entro il 2035.

Le condizioni per rendere il riciclo fibra fibra una realtà europea

Per garantire che il riciclo tessile-tessile produca reali benefici ambientali su larga scala, lo studio evidenzia una serie di misure mirate. In primo luogo, è fondamentale sviluppare tecnologie di riciclo che siano non solo efficienti dal punto di vista tecnico, ma anche energeticamente sostenibili, alimentate da fonti a basse emissioni di carbonio. L’impatto climatico complessivo del riciclo dipende infatti in maniera significativa dalla qualità dell’energia impiegata nei processi industriali.

Altrettanto centrale è il raggiungimento di elevati tassi di sostituzione, ovvero la capacità delle fibre riciclate di rimpiazzare effettivamente le fibre vergini nei processi produttivi. Questo richiede che le fibre rigenerate siano di qualità comparabile o superiore a quelle ottenute da materie prime, ma anche che vi siano strumenti politici ed economici in grado di contenere l’estrazione e la produzione di nuove fibre. A tal proposito, lo studio suggerisce l’introduzione di politiche fiscali, come l’imposizione di tasse sull’uso di risorse vergini, per limitare la produzione primaria e incentivare il riutilizzo dei materiali. Se tali misure non verranno implementate, esiste il rischio che l’aumento della capacità di riciclo possa semplicemente espandere l’offerta globale di fibre tessili, con un conseguente incremento della produzione e del consumo, aggravando l’impatto climatico del comparto invece di ridurlo.

È importante sottolineare che questo rischio riguarda principalmente l’impatto climatico, mentre sul fronte della deprivazione idrica risulta trascurabile. Il risparmio di acqua derivante dalla riduzione della produzione primaria rappresenta un beneficio stabile e altamente probabile.

Tuttavia, gli autori dello studio sono chiari nell’affermare che l’aumento del riciclo da solo non sarà sufficiente a trasformare l’impatto ambientale del settore tessile europeo. Per ottenere riduzioni sostanziali delle emissioni di gas serra e del consumo idrico, è necessario un pacchetto integrato di misure: accanto all’espansione del riciclo, occorrono interventi sull’eco-design dei prodotti, sulla durabilità dei capi, sulla riduzione dei volumi di consumo e sull’ottimizzazione delle filiere logistiche.