Riciclo chimico: la nuova frontiera per valorizzare le plastiche complesse

di Recoverwebhttps://www.recoverweb.it/

Il riciclo meccanico rimane oggi la tecnologia più diffusa per il recupero della plastica, soprattutto nei settori packaging, gomma & plastica e recycling. Tuttavia, negli ultimi anni – e in modo ancora più evidente tra 2024 e 2025 – l’Europa sta accelerando sul riciclo chimico, considerato una delle vie più promettenti per recuperare plastiche complesse o non riciclabili con processi tradizionali.

Gli investimenti in nuove tecnologie di pirolisi, solvolisi e depolimerizzazione sono in forte crescita, mentre i grandi player della chimica stanno avviando impianti pilota e partnership industriali. Un segnale chiaro arriva anche dall’Italia, con iniziative come la bioraffineria e l’impianto di riciclo chimico di Eni in Sicilia, attualmente in fase di approvazione (fonte: Reuters).

In questo scenario, il ruolo del riciclo chimico è destinato a incidere profondamente sulle filiere che trattano materiali sfusi sotto forma di granuli, flakes, polveri, pellet e miscele, trasformando non solo il settore del riciclo, ma anche quello della produzione di polimeri, del chimico-farmaceutico, dell’alimentare e dei composti tecnici.

Perché serve il riciclo chimico: la crisi del riciclo meccanico in Europa

Gli ultimi report europei mostrano un settore in difficoltà. Nel 2025, secondo analisi di mercato, diversi impianti di riciclo meccanico in Europa hanno chiuso o ridotto la capacità, con una perdita complessiva significativa (fonte: S&P Global).

Le cause sono molteplici:

  • aumento dei costi energetici
  • bassa competitività rispetto a materiali riciclati importati a prezzi inferiori
  • qualità insufficiente delle plastiche eterogenee e sporche
  • difficoltà nel produrre materiali “food-grade” compatibili con i requisiti normativi
  • domanda incerta di materie prime seconde

Il riciclo meccanico non è in grado, da solo, di gestire flussi di rifiuti plastici altamente complessi: imballaggi multistrato, plastiche miste, componenti da automotive, rifiuti elettrici, materiali della gomma o polimeri additivati.

Il riciclo chimico: quando vale

Le tecnologie di riciclo chimico permettono di riconvertire la plastica in molecole base, ottenendo un “feedstock” paragonabile ai prodotti petrolchimici vergini.

Le principali tecnologie includono:

  • pirolisi: degradazione termica della plastica in assenza di ossigeno, producendo oli di pirolisi utilizzabili come materia prima per nuovi polimeri;
  • solvolisi: processo chimico basato sull’uso di solventi per depolimerizzare materiali come PET, nylon o poliesteri;
  • gassificazione: conversione in gas di sintesi (syngas) che può essere usato per produrre nuovi materiali.

Il vero valore aggiunto del riciclo chimico è la sua capacità di:

  • recuperare polimeri contaminati o misti,
  • ottenere materie prime adatte a utilizzi ad alta qualità, incluso il contatto alimentare,
  • alimentare processi industriali in settori come chimica fine, cosmetica, packaging alimentare, farmaceutico.

Per questo i grandi marchi europei del packaging stanno già spingendo per aumentare l’utilizzo di riciclato chimico nelle loro filiere (fonte: Resiclo.com).

La transizione verso plastiche riciclate “food-grade” non dipende solo dalla normativa, ma dalla disponibilità tecnica di materiali con purezza molecolare elevata: esattamente ciò che permette il riciclo chimico.

Un mercato in forte crescita: investimenti e nuove tecnologie

Secondo MacPlas, gli investimenti nel riciclo chimico stanno crescendo rapidamente in Europa, con l’Italia che si colloca tra i Paesi più dinamici.

Tra i segnali più evidenti:

  • aumento degli impianti pilota per pirolisi e solvolisi
  • ingresso di startup innovative nel recupero chimico dei polimeri
  • attenzione crescente ai rifiuti plastici complessi come componenti da auto elettriche
    (fonte: The Australian)

Il riciclo chimico si sta evolvendo da “tecnologia sperimentale” a soluzione industriale pronta a integrarsi nelle filiere di trasformazione e negli impianti di produzione di polimeri.

Criticità ancora aperte

Nonostante i progressi, restano alcuni nodi, come il costo elevato delle tecnologie, la necessità di feedstock preparato con alta qualità, la forte dipendenza da energia e solventi, l’incertezza normativa – soprattutto sulla tracciabilità del “mass balance” – e la necessità di infrastrutture industriali adeguate.

Questi aspetti sono oggetto di dibattito a livello UE e influenzeranno l’adozione delle tecnologie nei prossimi anni; ma il trend è destinato a crescere e ad avere impatti concreti sulla progettazione degli impianti, sulla qualità delle materie seconde e sulla competitività delle aziende europee.