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SOLIDS Talks
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4° puntata
Polveri sotto controllo: Angolo di riposo, Shear test e Flow Function
Dal test all’analisi del flusso e dello shear, scopri come scegliere gli strumenti giusti per mantenere le polveri sotto controllo e ottimizzare i processi.
Trascrizione Episodio 4
Determinare la scorrevolezza delle polveri con il prof. Andrea Santomaso
SIGLA:
SOLIDS Talks è un podcast di SOLIDS Parma. In ogni episodio, voci autorevoli del settore raccontano innovazioni, sfide e prospettive dell’industria dei materiali sfusi.
Questa puntata è offerta da IEP Technologies – Hoerbiger Safety Solutions, che sviluppa tecnologie intelligenti per rendere più sicuri gli impianti industriali, con soluzioni che prevengono e mitigano il rischio di esplosioni da polveri e vapori combustibili.
Andrea Santomaso:
Sono Andrea Santomaso, professore al Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova. Mi occupo di polveri e materiali granulari e a SOLIDS Parma parlerò di scorrevolezza delle polveri, una proprietà fondamentale in ambito industriale che influenza molti processi produttivi.
Ma cosa intendiamo esattamente per scorrevolezza? E come si misura una proprietà così variabile e sfuggente?
Non esiste un metodo univoco per classificare la scorrevolezza delle polveri, perché essa dipende da molti fattori. Presenterò una panoramica dei principali metodi di misura, analizzandoli in modo critico. Alcuni forniscono informazioni qualitative — utili per una valutazione rapida — mentre altri, più complessi, consentono analisi quantitative indispensabili per la progettazione di apparecchiature industriali.
Tra i metodi più semplici troviamo la misura dell’angolo di riposo, che offre un’indicazione qualitativa: una polvere è tanto più scorrevole quanto minore è il suo angolo di riposo.
Tra quelli più avanzati invece, ci sono le celle di Shear, che permettono di valutare non solo lo stato attuale della polvere, ma anche la sua storia: umidità assorbita, grado di consolidamento, condizioni di conservazione. Questi test consentono di ottenere parametri quantitativi utili per il dimensionamento di tramogge, sili e altri impianti di stoccaggio.
Quando conviene usare un metodo qualitativo e quando uno quantitativo?
Se serve una stima veloce per confrontare materiali diversi, bastano prove come l’angolo di riposo o la densità battuta. Se invece dobbiamo determinare grandezze come la coesione, l’angolo di attrito interno o la funzione di flusso (flow function), allora è necessario ricorrere alle celle di Shear.
La relazione costitutiva di una polvere — che lega gli sforzi di taglio a quelli normali — si misura proprio con questi test, ed è alla base del calcolo della funzione di flusso, parametro fondamentale per il corretto dimensionamento delle apparecchiature.
Durante il seminario mostrerò come, a partire da questi dati, si può ricavare la funzione di flusso e utilizzarla per progettare sistemi industriali. È un passaggio complesso, difficile da descrivere solo a parole, ma fondamentale per comprendere il comportamento reale dei materiali.
Un esempio concreto è il dimensionamento di una tramoggia.
Non tanto da un punto di vista strutturale, quanto funzionale: dobbiamo capire se il materiale contenuto riuscirà a scaricarsi quando si apre la bocca di uscita. Le polveri coesive possono infatti formare archi che impediscono lo svuotamento del contenitore.
Questi archi si formano perché le particelle, come i blocchi di pietra in una volta, si incastrano e sostengono il peso del materiale sovrastante. Per evitarlo, occorre calcolare la forza necessaria a rompere l’arco coesivo, che dipende da vari fattori: dimensione della bocca di scarico, inclinazione delle pareti, attrito tra materiale e pareti, e grado di coesione del materiale stesso.
Uno dei fattori che più influenzano la coesione è l’umidità.
Un materiale igroscopico tende a peggiorare la propria scorrevolezza nel tempo, facilitando la formazione di archi e rendendo difficile lo scarico. È quindi importante valutare la variazione delle proprietà del materiale in funzione dell’umidità e progettare le apparecchiature tenendone conto.
Tra le strategie possibili: test prolungati nel tempo con celle di Shear per simulare l’assorbimento di umidità, oppure interventi di controllo del clima, ad esempio regolando l’umidità dell’aria. Tuttavia, non sempre la spesa è giustificata: dipende dal valore del materiale trattato e dal tipo di impianto.
Nel seminario proporrò un esempio di dimensionamento di tramoggia semplificato a scopo didattico, in cui considereremo costanti alcune proprietà come l’attrito a parete e la densità di mucchio, variando solo lo sforzo di snervamento in funzione dello stato di consolidamento. Naturalmente, un modello più complesso potrebbe includere anche la variazione degli altri parametri, per ottenere risultati ancora più accurati.
In sintesi, la scorrevolezza delle polveri è una proprietà complessa, influenzata da molteplici fattori, ma comprendere come definirla, misurarla e applicarla è essenziale per progettare impianti efficienti e sicuri. Nel mio intervento cercherò di fornire strumenti e indicazioni pratiche per tradurre queste conoscenze in applicazioni concrete, come la verifica o il dimensionamento di una tramoggia industriale.
OUTRO:
SOLIDS Talks è un podcast di SOLIDS Parma, la fiera per le tecnologie dei granuli, delle polveri e dei materiali sfusi.
Ringraziamo il professor Andrea Santomaso per il contributo.
Questa puntata è offerta da IEP Technologies – Hoerbiger Safety Solutions, che sviluppa tecnologie per la prevenzione e la mitigazione delle esplosioni da polveri e vapori combustibili.
Per saperne di più, visita il sito solids-parma.it
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3° puntata
M.O.C.A e guarnizioni: novità da non perdere
Approfondiamo le ultime novità sui materiali a contatto con alimenti e sulle guarnizioni, per garantire conformità e performance nei tuoi impianti.
Trascrizione Episodio 3
M.O.C.A: le novità che devi conoscere con l’Avv. Valeria Pullini
SIGLA:
SOLIDS Talks è un podcast di SOLIDS Parma. In ogni episodio, voci autorevoli del settore raccontano innovazioni, sfide e prospettive dell’industria dei materiali sfusi.
Questa puntata è offerta da WAMGROUP, produttore di macchine innovative per il trattamento e la movimentazione di materiali sfusi che migliorano l’efficienza dei processi e riducono l’impatto ambientale.
Valeria Pullini: Buongiorno a tutti. Mi chiamo Valeria Pullini, sono avvocato del foro di Treviso e mi occupo da molti anni di diritto alimentare.
A SOLIDS Parma parlerò di M.O.C.A., i materiali e oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti, analizzandone gli aspetti giuridico-normativi.
Il titolo del mio intervento sarà “MOCA: stato dell’arte normativo e giurisprudenziale”.
Durante l’incontro illustrerò le regole generali che si applicano a tutti i materiali a contatto con gli alimenti, insieme a cenni sulla normativa nazionale relativa ad alcune categorie specifiche — come metallo, vetro, carta e cartone — e sugli sviluppi più recenti della normativa europea in materia di sostenibilità, plastica riciclata e imballaggi. Concluderò con un accenno a una recente sentenza della Corte di Giustizia europea sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi.
Moderatore: Ma cosa prevede la normativa europea sui MOCA e quali soggetti sono coinvolti lungo la filiera?
V.P.: La legislazione europea sui MOCA comprende disposizioni generali applicabili a tutti i materiali e regolamenti specifici per alcune tipologie.
In ogni caso, tutti i materiali destinati al contatto con alimenti sono regolamentati.
Per “MOCA” si intendono tutti gli oggetti e i materiali destinati a entrare in contatto con gli alimenti: dagli imballaggi ai contenitori per il trasporto, dai macchinari per la trasformazione e il confezionamento ai utensili da cucina e da tavola. Rientrano anche i materiali a contatto con l’acqua, ad eccezione degli impianti fissi di approvvigionamento idrico.
I soggetti coinvolti lungo la catena di approvvigionamento sono produttori, importatori, distributori e utilizzatori, ciascuno con specifiche responsabilità. La normativa stabilisce standard precisi per garantire che i MOCA non compromettano la qualità degli alimenti né la salute dei consumatori, assicurando al contempo la libera circolazione delle merci all’interno del mercato europeo.
M.: Entriamo ora nel merito delle principali norme di riferimento.
V.P.: La disciplina generale europea sui MOCA parte dal Regolamento (CE) 178/2002, la cosiddetta General Food Law, che definisce i principi della legislazione alimentare e rappresenta il quadro di riferimento per tutta la materia.
Segue il Regolamento (UE) 625/2017 sui controlli ufficiali, che include anche la fabbricazione e l’uso dei MOCA.
Il principale riferimento specifico è però il Regolamento (CE) 1935/2004, che stabilisce i requisiti generali per tutti i materiali destinati al contatto con alimenti.
Ad esso si affianca il Regolamento (CE) 2023/2006 sulle buone pratiche di fabbricazione, mentre per alcune categorie di materiali, come la plastica, esistono ulteriori regolamenti dedicati.
Gli obblighi riguardano anche le macchine alimentari: sia quelle che entrano direttamente in contatto con i prodotti, sia quelle che interagiscono con il packaging destinato agli alimenti.
M.: Un ruolo chiave è rivestito dal packaging, anche in relazione alla Direttiva SUP che mira a ridurre l’uso della plastica monouso.
V.P.: Esatto. I MOCA sono sempre più collegati al Green Deal europeo e agli obiettivi di economia circolare.
La Direttiva (UE) 2019/904, nota come Direttiva SUP – Single Use Plastics, e il suo recepimento in Italia con il D.Lgs. 196/2021, impongono misure per ridurre l’impatto ambientale della plastica monouso, limitando o vietando l’immissione sul mercato di specifici articoli — come posate, piatti, cannucce e contenitori per alimenti.
Dal 2025, ad esempio, le bottiglie in PET dovranno contenere almeno il 25% di plastica riciclata, un obiettivo che promuove la sostenibilità anche nei MOCA.
M.: Tra gli aggiornamenti più recenti rientra anche il nuovo regolamento europeo sulla plastica riciclata.
V.P.: Sì. Il Regolamento (UE) 351/2025, entrato in vigore nel marzo 2025, ha modificato profondamente il Regolamento (UE) 10/2011 sui materiali e oggetti di plastica a contatto con alimenti, nonché il Regolamento (UE) 1616/2022 sulla plastica riciclata e il Regolamento (CE) 2023/2006 sulle buone pratiche di fabbricazione.
Le novità principali riguardano:
la distinzione tra additivi e sostanze di partenza e la loro autorizzazione all’uso;
l’inclusione di additivi solidi e sostanze di composizione variabile o di origine biologica;
nuovi requisiti di purezza e sicurezza per evitare contaminazioni;
valutazioni tossicologiche e di rischio obbligatorie;
norme per i materiali multistrato e per la rilavorazione dei sottoprodotti.
L’obiettivo è rafforzare la sicurezza alimentare e promuovere l’uso sicuro di plastiche riciclate nel rispetto dell’ambiente.
M.: Ma non è l’unico intervento recente in materia di imballaggi.
V.P.: Esatto. Il nuovo Regolamento (UE) 40/2025, entrato in vigore a febbraio 2025 e applicabile da agosto 2026, introduce importanti novità su imballaggi e rifiuti di imballaggio.
Tra i principali obiettivi:
riduzione dei rifiuti da imballaggio, con target vincolanti (-5% entro il 2030 e ulteriori riduzioni entro il 2040);
promozione del riuso e del riciclo, con contenuti minimi obbligatori di materiale riciclato;
limitazioni per gli imballaggi monouso considerati superflui;
divieto di sostanze tossiche come PFAS e metalli pesanti;
etichettatura armonizzata per facilitare la raccolta differenziata;
responsabilità estesa del produttore per la gestione del fine vita dei prodotti.
L’obiettivo generale è creare un mercato europeo degli imballaggi più sostenibile e competitivo.
M.: Infine, un accenno alla recente sentenza della Corte di Giustizia Europea.
V.P.: Si tratta della sentenza del 19 dicembre 2024 in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi, che chiarisce l’interpretazione della Direttiva 85/374/CEE.
La Corte ha stabilito che anche il fornitore di un prodotto difettoso può essere considerato responsabile come il produttore, quando il bene reca il suo nome o marchio, inducendo il consumatore a confidare nella sua qualità.
Il principio è estensibile anche ai MOCA, che possono comprendere componenti, materie prime e macchinari. La decisione amplia il concetto di responsabilità nella catena di fornitura, tutelando maggiormente il consumatore.
OUTRO:
SOLIDS Talks è un podcast di SOLIDS Parma, la fiera per le tecnologie dei granuli, delle polveri e dei materiali sfusi.
Ringraziamo l’avvocato Valeria Pullini per il suo contributo.
Questa puntata è offerta da WAMGROUP, produttore di macchine per il trattamento e la movimentazione dei materiali sfusi, progettate per migliorare l’efficienza dei processi e ridurre l’impatto ambientale.
Per saperne di più, visita il sito solids-parma.it
Trascrizione Episodio 2
Prevenire le esplosioni da polveri con Amos Cavalera, IEP Technologies
SIGLA:
SOLIDS Talks è un podcast di SOLIDS Parma. In ogni episodio, voci autorevoli del settore raccontano innovazioni, sfide e prospettive dell’industria dei materiali sfusi.
Amos Cavalera: Buongiorno, mi chiamo Amos Cavalera e sono il responsabile vendite per l’Italia di IEP Technologies.
A SOLIDS Parma 2026 presenteremo le nostre soluzioni per la prevenzione e la protezione dalle esplosioni da polveri.
Ma prima di parlare delle soluzioni tecniche, è importante capire cosa si intende per esplosione da polveri: un fenomeno che, se trascurato, può mettere a rischio non solo un impianto, ma l’intera operatività di un’azienda.
Un’esplosione da polveri è una combustione estremamente rapida, i cui effetti possono essere devastanti. Se non viene controllata in modo corretto e con i dispositivi adeguati, può distruggere un impianto e causare gravi danni a persone e strutture.
Moderatore: Non tutte le polveri sono uguali. Alcune, per la loro composizione, sono potenzialmente esplosive. Ma come riconoscerle?
A.C.: In generale, una polvere combustibile è una polvere che contiene carbonio, quindi di origine organica.
Esempi comuni sono le polveri di legno, le polveri chimiche, gli zuccheri, gli amidi e molte altre sostanze che, se ridotte a particelle molto fini, possono diventare esplosive.
Non si tratta di fenomeni rari o circoscritti a grandi impianti: anche macchinari comuni come filtri, mixer, sili, cicloni o essiccatori possono essere coinvolti, soprattutto quando la polvere ha un basso contenuto di umidità e una granulometria molto fine. In queste condizioni, le sue caratteristiche fisiche cambiano e il rischio di esplosione aumenta.
M.: Riconoscere il rischio è solo il primo passo. La vera chiave è la prevenzione.
A.C.: Per mitigare gli effetti di un’esplosione esistono diverse soluzioni tecniche:
Pannelli di sfogo a rottura, che permettono di rilasciare la pressione all’esterno;
Rompi fiamma, che interrompono la propagazione della fiamma;
Sistemi di soppressione chimica, che arrestano l’esplosione sul nascere;
Sistemi di contenimento, che rendono le strutture abbastanza robuste da resistere alla pressione interna.
Sul fronte della prevenzione, anche azioni semplici possono fare la differenza:
una pulizia regolare degli ambienti di lavoro riduce il rischio di esplosioni secondarie, mentre l’inertizzazione, ovvero la riduzione dell’ossigeno presente nei volumi di processo, può impedire l’innesco stesso dell’esplosione.
M.: Come si sceglie la soluzione più adatta a un impianto?
A.C.: In realtà, non siamo noi a scegliere la soluzione: è la situazione a scegliere per noi.
Ogni impianto ha caratteristiche e vincoli diversi, quindi la strategia varia caso per caso.
Se è possibile sfogare all’esterno, si opta per una protezione a sfogo.
Se invece l’impianto si trova in un’area chiusa o vicino ad altri edifici, si ricorre a sistemi di sfogo senza fiamma o a soppressioni chimiche, quando il contenimento non è fattibile.
È un vero e proprio percorso a ostacoli, in cui ogni decisione deve essere presa valutando la disposizione degli ambienti, la resistenza dei contenitori e la tipologia di polveri trattate.
M.: Un altro aspetto cruciale è evitare che un’esplosione primaria inneschi una secondaria, ancora più distruttiva.
A.C.: Esatto. Isolare e confinare un’esplosione è fondamentale per evitare effetti a catena.
Un piccolo innesco può trasformarsi in un’onda d’urto crescente — da una scintilla a una vera e propria palla di fuoco — e, se incontra una nube di polvere sospesa, l’effetto può diventare incontrollabile e devastante.
Per questo è essenziale impedire che una prima esplosione si propaghi ad altri ambienti o impianti collegati.
M.: Dietro ogni misura di sicurezza c’è un principio semplice ma imprescindibile: la tutela della vita umana.
A.C.: Non proteggersi adeguatamente può avere conseguenze gravissime.
Un’esplosione può distruggere un’azienda e, soprattutto, costare vite umane.
Ogni lavoratore ha il diritto di tornare a casa alla fine della giornata.
Purtroppo le morti sul lavoro sono ancora troppe, ed è nostro dovere fare tutto il possibile per prevenirle.
M.: In un settore come questo, l’esperienza è un fattore chiave.
A.C.: Sì, l’esperienza è fondamentale. Più conosciamo i fenomeni e i processi, più siamo in grado di prevenire i rischi e adottare le soluzioni più efficaci.
Affidarsi a esperti qualificati è sempre la scelta migliore: puntare su soluzioni economiche può rivelarsi un errore costoso, in termini di sicurezza e continuità operativa.
IEP Technologies è un’azienda internazionale attiva dagli anni ’40, con uffici e specialisti in tutto il mondo.
Offriamo un pacchetto completo di soluzioni per la sicurezza industriale, in grado di garantire efficienza, efficacia e la massima protezione per persone e impianti.
OUTRO:
SOLIDS Talks è un podcast di SOLIDS Parma, la fiera per le tecnologie dei granuli, delle polveri e dei materiali sfusi.
Ringraziamo IEP Technologies e Amos Cavalera per il contributo.
Per saperne di più, visita il sito solids-parma.it
Trascrizione Episodio 1
L’importanza dei filtri smart con nanofibre con Marco Zaccarelli, Vice Direttore di WAM Group
SIGLA:
SOLIDS Talks è un podcast di SOLIDS Parma. In ogni episodio, voci autorevoli del settore raccontano innovazioni, sfide e prospettive dell’industria dei materiali sfusi.
Marco Zaccarelli:
Buongiorno, mi chiamo Marco Zaccarelli e sono il vice direttore di WAM Group, multinazionale metalmeccanica fondata nel 1968.
Siamo presenti direttamente in 50 Paesi con aziende di distribuzione e 21 stabilimenti produttivi, di cui 7 in Italia.
WAM Group studia, sviluppa e produce macchine e componenti per la movimentazione, la filtrazione e la miscelazione di polveri e granuli. I nostri prodotti trovano applicazione in diversi settori — dalle energie rinnovabili al trattamento delle acque, dall’industria alimentare all’edilizia, fino alla chimica e all’industria pesante.
L’innovazione è da sempre il nostro tratto distintivo: ci permette di offrire soluzioni d’avanguardia e di supportare i clienti nel rendere i loro processi sempre più efficienti e sostenibili.
La tutela dell’ambiente è parte integrante della nostra missione: da anni sviluppiamo depolveratori e matrici filtranti per la depurazione dell’aria e macchine per il trattamento meccanico delle acque reflue.
Moderatore: Garantire una buona qualità dell’aria negli ambienti industriali non è solo una questione normativa, ma una vera responsabilità ambientale e sociale.
Perché è così importante occuparsene oggi?
M.Z.: La depurazione dell’aria e dell’acqua è un impegno costante e imprescindibile.
Le polveri sottili sono estremamente dannose: non solo inquinano l’aria, ma contaminano anche il suolo e il sottosuolo. Limitare — o meglio, eliminare — le emissioni in atmosfera è fondamentale per la salute delle persone e per la salvaguardia ambientale.
Oggi le industrie sono sempre più consapevoli dei rischi legati alle polveri sottili e investono in tecnologie per ridurle. Più la polvere è fine, più riesce a penetrare in profondità nell’organismo, fino ai polmoni. Intercettare le polveri micronizzate significa ridurre drasticamente il rischio di malattie respiratorie, anche gravi.
M.: Come si riesce, in pratica, a intercettare queste polveri prima che vengano rilasciate nell’ambiente?
M.Z.: Tutto parte dai depolveratori industriali, dispositivi dotati di elementi filtranti che catturano le polveri e rilasciano aria depurata in atmosfera.
Possono essere combinati con filtri assoluti, che completano il processo garantendo emissioni praticamente nulle.
Tuttavia, sia i sistemi tradizionali sia i filtri assoluti presentano alcune criticità:
i filtri assoluti hanno una vita utile breve e non sono pulibili, generando rifiuti speciali;
i depolveratori industriali sono energivamente impegnativi, poiché utilizzano sistemi di pulizia ad aria compressa, molto dispendiosi e soggetti a perdite.
Considerando che produrre elettricità significa anche generare CO₂, il consumo energetico di questi impianti incide direttamente sull’ambiente.
Ad esempio, in Italia per ogni kWh prodotto si generano mediamente 225 grammi di CO₂: un dato che fa riflettere su come anche le soluzioni per la pulizia dell’aria possano, indirettamente, contribuire alle emissioni.
M.: Un altro aspetto da considerare riguarda i materiali impiegati nei filtri, in particolare le membrane in PTFE, che possono generare microplastiche.
M.Z.: Esatto. I filtri più performanti impiegano membrane in PTFE, una microplastica che, se non correttamente smaltita, può introdurre microplastiche nell’ambiente.
Per superare questo limite, WAM Group — insieme ad altri partner — ha sviluppato rivestimenti in nanofibra, un materiale sintetico nanometrico non inquinante, capace di intercettare fino all’80% delle polveri PM4, tra le più dannose per la salute.
Le nanofibre riescono inoltre a far passare una maggiore quantità d’aria rispetto ai filtri tradizionali, riducendo la resistenza al flusso e quindi il consumo energetico.
Ciò significa utilizzare motori di aspirazione meno potenti e meno aria compressa, ottenendo una depurazione più efficiente e sostenibile.
Anche il rifiuto generato a fine vita risulta meno pericoloso per l’ambiente.
M.: Innovazione, quindi, non solo per l’efficienza, ma anche per la sostenibilità.
M.Z.: Proprio così. Negli ultimi anni, grazie anche alla collaborazione con diverse università italiane, abbiamo sviluppato filtri depolveratori di nuova generazione con sistemi di pulizia elettromeccanica, che eliminano completamente l’uso di aria compressa.
Per dare un’idea, un filtro tradizionale può consumare fino a 4–10 MWh all’anno solo per la pulizia.
Con i nuovi filtri elettromeccanici il consumo scende a pochi kWh annui, riducendo le emissioni indirette di CO₂ di migliaia di volte.
Si tratta di un passo avanti notevole per la sostenibilità dell’industria e per la qualità dell’aria negli ambienti di lavoro.
M.: E la ricerca continua a progredire, aprendo nuove prospettive per il futuro.
M.Z.: Sì, le ricerche sulle nanofibre sono in costante evoluzione.
In collaborazione con l’Università di Alessandria, abbiamo già realizzato prototipi in grado di intercettare non solo le polveri più fini, ma anche i batteri.
È un risultato che apre scenari promettenti per la depurazione dell’aria e la protezione dell’ambiente.
L’innovazione è la chiave per costruire un’industria più sostenibile.
Servono competenza, sinergia e collaborazione tra aziende e mondo accademico: solo così possiamo affrontare le grandi sfide del futuro e dimostrare che anche i problemi più complessi si possono risolvere.
OUTRO:
SOLIDS Talks è un podcast di SOLIDS Parma, la fiera per le tecnologie dei granuli, delle polveri e dei materiali sfusi.
Ringraziamo WAM Group e Marco Zaccarelli per il contributo.
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Esperto di meccanica dei solidi granulari e modellazione numerica di flussi granulari densi, miscelazione di polveri e problemi di segregazione in miscele multicomponenti, granulazione per via umida e caratterizzazione di solidi granulari.
Università degli Studi di Padova,
Dip. di Ingegneria Industriale
Avvocato del Foro di Treviso, con studio a Vittorio Veneto e Ferrara, esercita la libera professione nell’ambito del diritto alimentare, operando a favore delle imprese sull’intero territorio nazionale, con competenza ed esperienza di rilievo in tale settore.
Relatrice e docente in numerosi convegni, conferenze e corsi di alta formazione, è inoltre autrice di numerosi saggi, articoli, capitoli di libro dedicati al diritto alimentare e alla comunicazione al consumatore
